
Ho aperto questo blog per affrontare argomenti più profondi rispetto a quelli dell'altro.
Sebbene nell'aspetto e nei contenuti di questo blog si potrà dire che io abbia assunto un tono "filosofico", tengo a sottolineare che sono ben lungi dal decidere una cosa simile. Se, però, qualcuno preferisce interpretarlo in questo modo, va bene, ognuno è libero di pensarla come più gli aggrada. :)
Nel mio primo blog, Taotoria, avevo scritto nella descrizione: "Racconti, recensioni e riflessioni". Ho chiamato questi parametri "le tre R" e mi ci sono attenuto, sempre. Tant'è che lì potete ancora trovare i racconti che ho pubblicato - e che continuo a pubblicare. Poi, per avere più visibilità e per poter avere un blog di facile accesso a tutti, ho aperto Il Rifugio di Taotor. Qui mi sono sbizzarrito, parlando - e continuando a parlare - di tutto, persino di religione e "politica" - tra le dovute virgolette: mi dispiace, ma non sono un animale politico... Aristotele, non tenermi il muso e tu, Hobbes, smettila di saltare e festeggiare!
Tuttavia ho capito che bisognava scindere il sacro dal profano, perché il Rifugio non poteva essere un bazar di argomenti. Per questo ho creato l'Eremo di Taotor.
Se qualche maligno sta ridacchiando nel leggere "Eremo", rida pure: l'ultimo mio obiettivo è essere serio come la morte. D'altronde, prima di "l'Eremo" avevo pensato a "l'Antro"...
Tratterò pensieri, riflessioni e ricordi piuttosto seri, ma ciò non significa che debba esserlo anche io - non intendo dire però che farò il giullare. Si può fare ironia su tutto, persino sulla morte. Ecco che parte il primo ricordo.
Quando ero un 14enne fresco fresco di pochi giorni, morì mia nonna. Da poco tempo le era venuta una malattia del sangue, se non ricordo male aveva più globuli bianchi che rossi, e le trasfusioni che le facevano equivalevano a versare acqua in un bicchiere bucato.
Il giorno del funerale, ero in casa, con altre decine di persone, e andata via una ne entrava un'altra, e io rimanevo lì, e ricordo che la cosa più brutta del lutto è che rimane come un'ombra sulla casa, sulla famiglia, sugli amici, e il peggio è che sembra durerà per sempre.
Ero triste, certo. Sarebbe più giusto però dire rassegnato... anche se a 14 anni ero sensibile come un frigo, quindi prendevo tutto come cerimionale, ma la tristezza c'era. Me ne stavo lì, tra persone che non avevo mai visto, ed ecco che arrivano alcuni amici. Gli amici della sera, dei pomeriggi, del cazzeggio. Mi stupii nel vederli, non me l'aspettavo.
Il primo in fila, Alberto, aveva un volto serissimo. Se fosse un film, qui inserirei un flashback in cui si vedono tutte le cazzate dette e fatte con lui, le sere in cui vedevamo tutti insieme qualche film sparando battute a sfondo sessuale - «Ecco, adesso lei apre la porta, l'assassino fa "Buh!" e la stupra, ahahah», e tante altre innumerevoli idiozie.
Io me lo sono ritrovato lì, davanti agli altri amici, una maschera di compostezza che io sapevo si stava semplicemente imponendo di mantenere. Lo guardo e scoppio a ridere.
Lui si deforma, tiene le labbra chiuse ma poi scoppia a ridere pure lui cercando di nascondersi.
Tutti ci guardavano. Ridevamo al funerale di mia nonna.
I ricordi sono utili. Ti fanno ricordare di aver vissuto davvero, di averne passate tante, e di aver appreso tanto. E finché non muori, continui a vivere e a ricordare e a imparare. Più ricordi, più rifletti. Più rifletti...
Il ricordo e il pensiero sono cose personali, ma che vanno necessariamente condivise, a mio parere. Spesso il ricordo o il pensiero di qualcuno può rendere felice solo il proprietario e non l'ascoltatore. Ma non è detto: quel pensiero, o ricordo, può far rammentare all'ascoltatore qualcosa di suo.
E non è forse questo il momento più bello, non è forse questo un connubio di pensieri, di ricordi... di vita?



1 commenti:
Aggiunto al "reader" pure questo, poi se riesco lo leggo pure, ciao!
Simone
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